Sostituire gli imballi di plastica farà davvero bene all’ambiente?

Secondo uno studio americano l’utilizzo di materiali alternativi alla plastica porta ad un maggior utilizzo di energia, acqua, emissioni clima alteranti e produzione di rifiuti.

Lo studio appena pubblicato, costituisce un approfondimento ad una analisi già pubblicata nel 2014. L’analisi condotta nel 2014 ha utilizzato la metodologia LCA (Life Cycle Assessment) per comparare sei differenti tipologie di  imballaggio in plastica e il loro impatto sull’ambiente.

Come valutare correttamente l’impatto ambientale?

Life Cycle Assessment (in italiano “valutazione del ciclo di vita”) è un metodo comunemente riconosciuto, con il quale si valuta l’insieme di interazioni che un prodotto o un servizio ha con l’ambiente e l’impatto ambientale (positivo o negativo) che scaturisce da tali interazioni.

Nel 1993, La Society of Enviromental Toxicology and Chemistry ne da la seguente definizione:

“E’ un procedimento oggettivo di valutazione degli impatti energetici e ambientali relativi a un prodotto/processo/attività, effettuato attraverso l’identificazione dell’energia e dei materiali usati e dei rifiuti rilasciati nell’ambiente. La valutazione include l’intero ciclo di vita del prodotto/processo/attività, comprendendo l’estrazione e il trattamento delle materie prime, la fabbricazione, il trasporto, la distribuzione, l’uso, il riuso, il riciclo e lo smaltimento finale”.

Possiamo ritenere efficace la metodologia LCA poiché considera gli impatti ambientali nella sua interezza, nei confronti di:

  • salute umana
  • qualità dell’ecosistema
  • valutazione dell’impoverimento delle risorse
  • impatti di carattere economico e sociale

I dati analizzati

Lo Studio è stato compiuto in Nord America dalla  Franklin Associates per conto dell’Associazione American Chemistry Council (“Life Cycle Impacts of Plastic Packaging Compared to Substitutes In the United States and Canada”).

Gli imballi analizzati sono quelli tra i più comuni:

  • tappi e chiusure
  • bottiglie
  • film estensibili e termoretraibili
  • sacchetti
  • imballaggi rigidi
  • altri imballaggi flessibili

I dati mostrano come la sostituzione della plastica negli imballaggi, con altri materiali, a parità di funzione, potrebbe non rivelarsi un affare conveniente sotto il profilo ambientale. Infatti la sostituzione potrebbe aumentare l’impatto in termini di consumi di energia e acqua, produzione di rifiuti solidi urbani, aumento delle emissioni di gas climalteranti, acidificazione, eutrofizzazione e buco nell’ozono.

La plastica è ancora la soluzione migliore, anche per l’ambiente

Lo studio ha preso in esame soltanto la produzione di imballaggi degli Stati Uniti, ma possiamo fare qualche considerazione.

L’utilizzo della plastica nei sei packaging esaminati consente di risparmiare in un anno energia sufficiente ad alimentare 19 milioni di autovetture e acqua per riempire 461.000 piscine olimpioniche.  Inoltre evita la produzione di rifiuti equivalenti al peso di 290.000 aeroplani Boeing 747 e sottrae all’ambiente un potenziale di acidificazione pari a 292.000 vagoni di carbone.

“I risultati mettono in discussione convinzioni errate sulla plastica e sottolineano come questo materiale, versatile ed efficiente, contribuisca a risolvere alcune delle nostre più importanti sfide ambientali – commenta Steve Russell, responsabile plastiche nell’American Chemistry Council. Tuttavia, non possiamo valorizzare tutti i  benefici se non lavoriamo per migliorare il fine vita degli imballaggi”.